Ogni anno, il 21 marzo, primo giorno di primavera, si celebra la “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. L’ iniziativa nasce dal dolore di una mamma che perde il proprio figlio nella strage di Capaci e non ne sente mai pronunciare il nome. Un dolore che diventa insopportabile, se alla vittima viene negato anche il diritto di essere ricordata con il proprio nome. Dal 1996, ogni anno, in una città diversa, un lungo elenco di nomi scandisce la memoria che si fa impegno quotidiano. Recitare i nomi e i cognomi come un interminabile rosario civile serve a farli vivere ancora, a non farli morire mai. Il 21 marzo, in tanti luoghi del nostro Paese, attraverso un abbraccio sincero ai familiari delle vittime innocenti delle mafie, le vittime delle stragi, del terrorismo e del dovere non vengono dimenticate.
Il 21 Marzo, la voce di queste 1.031 vittime ci ricordi quanto sia fondamentale l’impegno per il rispetto dei diritti di tutti gli uomini, affinché la criminalità organizzata e l’illegalità non prendano il sopravvento in questi momenti difficili, e la giustizia sia sempre garanzia di uguaglianza e non di prevaricazione. Questa data, infatti, spesso erroneamente considerata solo come punto di arrivo in cui limitarsi a ricordare chi ha combattuto le mafie a viso aperto e non ha ceduto a minacce e ricatti, dovrebbe essere intesa, al contrario, come punto di partenza per riflessioni ed azioni collettive.
Antonino Caponnetto ripeteva spesso:
“Ragazzi, godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova Resistenza, la Resistenza dei valori, la Resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli. State attenti, siate vigili, siate sentinelle di voi stessi!”

